Prima del Grande Rogo, prima delle guerre
Un tempo di nulla, se non di coste e terre
I campi di segale e il fumo delle città
Né occhi né voci oltre le celesti immensità
Di città in città vagavano i credenti
Spiando ogni neonato con occhi attenti
Cercando nel regno un bambino da usare
E indizi esoterici da interpretare
In una città nera e in rovina, un emarginato
Privo di madre, e da un mostro nato
Un mendicante, uno straccione, di scarpe privato
Cadde in loro mano, in gabbia e abusato
Ma poi, nel Mese delle Tenebre
Ma poi, distrutto il suo nome
Ma poi, sussurra ancora nel silenzio
Ma poi, entrò nell’Oblio
Furono attirati verso una luce, all’ingrigire
Il suo volto impassibile, non aveva nulla da dire
Lui osservò e attese, gli dipinsero gli occhi
Gli tinsero gli abiti con colori schiocchi
Lontano dalla luce trovarono un selciato
Verso un antico albero malato
Un altare sacro, cinto di pietre ambrate
Lame gemelle di bronzo, su ossa affilate
Ma poi, nel Mese delle Tenebre
Ma poi, distrutto il suo nome
Ma poi, sussurra ancora nel silenzio
Ma poi, entrò nell’Oblio
Nel Mese delle Tenebre, distrussero le stagioni
Con un’uccisione rituale legarono all’Oblio le sue passioni
Occhi privi di colore, non più mendicante
Divenne ciò che i credenti ritenevano importante
Lo spedirono all’esterno, oltre le sfere
Quieto come la notte, lungo come le ere
Poi aprì gli occhi, neri come un sogno
Cercando di parlare, di gridare sentì il bisogno
Ma poi, nel Mese delle Tenebre
Ma poi, distrutto il suo nome
Ma poi, sussurra ancora nel silenzio
Ma poi, entrò nell’Oblio