Di Anton Sokolov
Capitolo 15
All’alba, partii con un gruppo che includeva altri due filosofi naturali e quattro marinai. Facendoci strada a colpi di spada nella fitta vegetazione, arrivammo a un declivio piuttosto ripido. Avremmo prelevato dei campioni di piante endemiche per i nostri diari di ricerca. Stavo inserendo fogli e steli tra le pagine, prendendo appunti sulle diverse specie di fiori e piante che nessun uomo aveva mai visto prima, quando a un tratto il giovane Gravet dell’Accademia iniziò a saltare come un folle, urlando!
La sfortuna gli aveva fatto appoggiare il piede su delle creature simili a formiche, che lo stavano attaccando. Erano così tante che dopo qualche secondo perdemmo di vista il malcapitato, avvolto da un mantello animato e convulso. Alla fine, riuscimmo a tirarlo letteralmente fuori dagli insetti, non senza farci mordere (o pungere, come avrei scoperto dopo) a nostra volta. Purtroppo il signor Gravet era irriconoscibile. Ogni centimetro del suo corpo era gonfio e deforme. Gemendo come un bovino ammalato, spirò prima che potessimo riportarlo alla spiaggia. Per fortuna, alcune creature erano ancora attaccate al suo corpo e sarebbero state ottimi campioni per le mie ricerche!