Incontro con Daud

Il Pugnale di Dunwall

[Estratto da un diario]

Le parole di mia madre sono state: \"Un'altra maledetta bocca!\". Una bocca da sfamare per anni, che le risponderà male ogni volta che si aprirà. Queste sono le sue prime parole che io ricordi. Quella volta che è rimasta ubriaca tanto a lungo dal diventare cieca (a me sembrava che avesse bevuto un intero oceano di alcolici), ho lasciato la baracca diroccata che chiamavamo \"casa\". Però, prima di andarmene, le ho ricordato di tutte le volte che mi aveva messo le mani addosso o mi aveva tirato qualcosa in testa, la notte che si è lanciata contro di me come un toro imbizzarrito e mi ha gettata dalle scale, tutte le volte che mi ha detto che ero solo un'altra maledetta bocca. Le ultime parole che lo ho sentito dire sono state le sue maledizioni. Era rimasta sdraiata a letto, maledicendo le tenebre della cecità.

Sono fuggita con le mie amiche. Dovevamo riuscire a fare abbastanza soldi da non morire di fame. Per tutte le isole, è sempre stata la stessa storia. Non eravamo di certo le ragazze più grosse ma, se necessario, sapevamo essere le più furbe e le più cattive. Era l'unico modo per non finire sui materassi dei quartieri malfamati. Non eravamo così disperate da andare alle secche del fiume con i ragazzi di strada. Quindi ricorrevamo ai pugnali, tentando di catturare l'attenzione dei Cappellai o dei ragazzi di Bottle Street per farci prendere con loro.

Ma quando un damerino di Serkonos è sceso dalla sua lussuosa carrozza e ha spaccato la testa della mia adorata Deirdre, lasciandola a contorcersi e morire nel letame, ho staccato una gazzella di legno dal tetto della carrozza e ho conficcato la parte appuntita fino in fondo a uno dei suoi occhi. L'ultima volta che ho visto Deirdre era immobile, con gli occhi spalancati sul cielo grigio. Ora, però, la ricordo sorridendo, mentre rido nell'Oblio ripensando al damerino con un occhio solo e la gazzella che gli spunta dalla testa.

Dopo una cosa del genere, nessuno mi avrebbe presa con sé. Per catturarmi, la Milizia ha passato al setaccio la zona per mesi, una volta alla settimana. La Gran Guardia in persona è venuta a Serkonos da Karnaca. Sembra che il padre del damerino fosse nientemeno che il Duca di Serkonos. Per le mie vecchie amiche, ero diventata solo una fonte di guai. Chiunque mi vedesse, tentava di scacciarmi. Mi tiravano addosso le pietre per farmi allontanare, oppure cercavano di infilarmi un sacco in testa per incassare la ricompensa. Persino le bande mi maledicevano a vista. \"Billie porta male\", dicevano, \"Ha il malocchio. Ci farà fare una brutta fine\".

Forse pensate di conoscerla la solitudine, ma credetemi: non è così. Alla fine del Mese dei Raccolti, covavo dentro di me un tale odio che avrebbe soffocato la maggior parte delle persone.

Poi ho conosciuto Daud.

Eran le prime luci del grigio mattino, l'unico momento della giornata in cui potevo uscire liberamente. Stavo camminando per le strade del Distretto Legale, quando li ho visti: erano in tre e sembravano ragazzi della Milizia, ma non indossavano la divisa. Gestivano una specie di racket degli omicidi, assetati di sangue e denaro, e stavano aspettando che un avvocato ubriaco uscisse barcollando da un bar proprio in quel momento.

All'inizio non lo vidi ma, in un battito di ciglia, era su di loro nella gelida aria notturna. Usò una sola lama, nient'altro, e toccò ognuno di loro solo una volta sul lato sinistro della gola. Il sangue schizzò fumante sul selciato. I movimenti erano rapidi, accompagnati da qualche verso occasionale, e i capelli scuri lasciavano intravedere una lunga cicatrice sul volto.

Quando tutto fu finito, si diresse sui tetti. Non avevo mai visto niente del genere, così lo seguii. Potevo rimanere a saccheggiare i poveri bastardi che aveva lasciato lì a sanguinare. Probabilmente, ne avrei ricavato abbastanza denaro da mangiare per un mese. Ma pensai che questo fosse più importante, così tentai di non farmi seminare, restando nascosta senza mai perderlo di vista.

Attraversammo tutta Dunwall, fino a raggiungere la parte più diroccata e in rovina. Giunse in quello che capii essere il suo territorio, pieno di sentinelle nascoste che indossavano strane maschere. Credevo di aver visitato ogni angolo della città e di conoscere ogni singola banda... ma questa era diversa. Aggrappata alle tegole, e spiando da dietro i comignoli, rimasi a osservare, dopodiché lo seguii in un vecchio edificio.

L'interno era cupo. La tappezzeria era marcia e le scrivanie erano invase da carte rosicchiate dai ratti. C'erano delle armi e dei manichini per allenarsi. Quegli uomini vivevano lì in segreto, addestrandosi all'uso del pugnale e della balestra.

Persi le tracce del mio bersaglio e continuai a esplorare il luogo, come una stupida: sapeva benissimo che lo stavo seguendo e mi colse alle spalle. Quando lo vidi, rimasi paralizzata in attesa che parlasse.

\"Mi hai seguito, hai trovato questo posto e ora non mi implori di risparmiarti né tenti di fuggire\".

\"Sarebbe inutile\", risposi, \"e, a dire il vero, non sono molto attaccata alla vita\".

Si avvicinò e mi fissò dritta negli occhi, tentando di scorgere qualcosa che gli raccontasse la mia storia. \"Credi di essere già morta dentro, ma ti darò un motivo per vivere. Combatterai per me, uccidendo persone simili a quelle che ti hanno ferita\".

Mi limitai ad annuire, provando sollievo per la prima volta in mesi.

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